Il Gioco del rispetto – FAQ

FAQ Gioco del rispetto

FAQ Gioco del rispetto

In questi giorni, riceviamo molte richieste di informazioni sul contenuto del nostro progetto nella versione per le scuole dell’infanzia. Sul Gioco del rispetto si sono dette e si dicono ancora oggi molte cose, spesso non esatte o confuse. La ragione di questo sta probabilmente nel fatto che il dibattito a livello nazionale sui temi della lotta alle discriminazioni è molto acceso. Da un lato si fa fatica a riconoscere che in Italia ci sia obiettivamente un problema di “dispari opportunità”, che una donna, nonostante si laurei prima e con voti migliori di un uomo, fa più fatica a trovare un lavoro e quando lo trova viene pagata fino al 17% in meno; dall’altro c’è la paura del cambiamento, perché “in fondo si è sempre fatto così, e tanto male non andava”.

Per questo, se da un lato continua il lavoro sia di ricerca, sia di diffusione del progetto in più parti di Italia, dall’altro continuiamo a fare chiarezza su quelli che sono e non sono i contenuti della proposta didattica, che, ricordiamo, è sempre rivolta alle e agli insegnanti delle scuole dell’infanzia, prima ancora che a bambini e bambine.

Qui di seguito postiamo una serie di risposte a domande frequenti che si generano spesso da un’informazione molto confusa e spesso superficiale. E speriamo di aiutare ancora una volta chi è in cerca di chiarezza.

Se volete approfondire, scrivete a [email protected]

Qual è il contesto da cui nasce il progetto?
Discriminazione delle donne, sia economica (gap del 17% sulle retribuzioni, licenziamenti a causa della maternità), sia sociale (violenza, femminicidi). Partner del progetto è infatti il GOAP, centro antiviolenza di Trieste.

Perché lavorare sugli stereotipi?
Definizione di “stereotipo” per Treccani: “Opinione precostituita su persone o gruppi, che prescinde dalla valutazione del singolo caso ed è frutto di un antecedente processo d’ipergeneralizzazione e ipersemplificazione, ovvero risultato di una falsa operazione deduttiva.”

Gli stereotipi di genere fanno sì che le femmine vengano categorizzate per esempio come “sesso debole”, “poco adatte alla leadership”, “umorali”, mentre i maschi come “forti”, “poco emotivi”, “poco adatti all’accudimento della prole”. Gli stereotipi categorizzano anche i ruoli che maschi e femmine posso ricoprire nelle loro professioni: “l’uomo non sa stirare” / “la donna non sa usare il trapano”.

Gli stereotipi concorrono a limitare la libertà che gli uomini hanno di poter esprimere le loro emozioni e le donne di poter scegliere la professione che desiderano.

Abbattere gli stereotipi significa abbattere le differenze tra uomini e donne?
NO.
Maschi e femmine sono diversi tra loro, ma le loro differenze non sono determinate dagli stereotipi e dalle categorie sociali. La NATURA non ha nulla a che vedere con gli STEREOTIPI.

Il Gioco del rispetto lavora sull’identità di genere?
NO.
L’identità di genere di maschi e femmine è sacrosanta e non viene toccata dal lavoro che si fa ESCLUSIVAMENTE sugli stereotipi.
ANZI! L’identità di genere ne esce anche rafforzata, una volta chiarito che “un maschio resta un maschio anche se stira una camicia e una femmina resta femmina anche se gioca a calcio”.

Il progetto tocca i temi di educazione sessuale, affettività, orientamento sessuale, costituzione della famiglia?
Da nessuna parte, in nessun capitolo, paragrafo, riga o proposta di gioco.

Quali sono le certificazioni scientifiche del progetto?
Università degli Studi di Trieste (dipartimento di Studi Umanistici)
Università degli Studi di Trieste (Dipartimento di Scienze della vita, Laboratorio di psicologia sociale e di comunità)

Si sono espressi a supporto del progetto:
Ordine degli Psicologi del FVG
Associazione Nazionale dei Pediatri

I bambini si scambiano i loro vestiti?
NO.
I bambini si scambiano i travestimenti oppure i RUOLI. In ogni scuola dell’infanzia i bambini si travestono giocando. Con questo gioco, adesso potranno anche travestirsi dal mestiere che vorranno fare da grandi, oppure, semplicemente, mettersi nei panni dell’altro.

Si parla di anatomia ai bambini?
NO.
L’unica indicazione che viene data alle insegnanti in proposito, è che SE i bambini o le bambine fanno domande esplicite sulle loro differenze fisiche, non vanno censurate, ma va confermata LA DIFFERENZA.

Iniziare a lavorare sugli stereotipi a 3/4 anni è troppo presto?
NO.
“Offrire ai bambini e alle bambine nel momento dello sviluppo dell’identità personale e sessuale, dei modelli di persona (uomo/donna, padre/madre, maestra/maestro) il più possibile consapevoli e liberi da condizionamenti culturali permette loro di poter diventare maschi e femmine senza per questo dover rinunciare all’affettività (se maschi) o alla fisicità (se femmine): imprescindibile base per la creazione di una società più rispettosa, giusta ed equa” (Fregona e Quaranti, 2011, p. 35).

3 Responses to “Il Gioco del rispetto – FAQ”

  1. rosa7 agosto 2016 at 11:56 #

    Apprezzabile l’intento tranquillizzante di questo articolo, ma sappiamo bene quali sono le strumentalizzazioni in atto a ogni livello…non è affatto un caso che “giochi”di questo tipo vengano “progettati”adesso. In merito ai giochi di ruoli e travestimenti, si fanno da aempre nelle scuole, e anche nei giochi spontanei tra bambini, senza che debbano necessariamente assumere forme specifiche istituzionali. Sono insegnante e mamma di due figli che da piccoli si sono svcambiati giochi e vestiti decine di volte “normalmente”. Il RISPETTO, e qui chiudo, è un concetto molto più ampio rispetto alla accezione di genere, e riguarda anche le disabilita’ (Perché non giocare a essere cieco, sordo, paralitico, spastico….?!?) ma anche tutte le caratteristiche specifiche di ciascuno (alto, basso, magro, grasso, introverso, timido…). Infine (questa volta davvero), alcuni di quelli che voi chiamate sterotipi derivano, invece, proprio dalla NATURA. Si è infatti maschio e femmina non solo nel soma, ma anche nella psiche. Buona giornata.

    • motherbrave26 agosto 2016 at 18:15 #

      Cara Rosa, no, non è un caso che il nostro progetto, come altri simili, venga pensato proprio adesso, quando ci si propone di essere un Paese moderno e civile e ci si accorge che siamo invece in fondo alle classifiche europee e mondiali in termini di pari opportunità. Sarebbe ora di elaborare delle strategie strutturali e di lungo periodo.
      È vero, il rispetto è un concetto molto ampio e sicuramente esistono progetti che si preoccupano di sensibilizzare le nuove generazioni all’inclusione dei disabili. Ognuno ha le proprie competenze e aree di intervento: noi ci occupiamo di discriminazioni legate al genere.
      Infine, in nessuna parte del nostro progetto il maschile e il femminile sono definiti “stereotipi”. Stereotipo è, invece, far dipendere il dato naturale da quello sociale. Stereotipo è, per fare un esempio, dire che “siccome è un uomo” (dato naturale), non può stirare una camicia (dato sociale e di ruolo).
      Speriamo di aver chiarito. Buona serata!

  2. loredana8 settembre 2016 at 10:00 #

    È la gioia di rappresentare un Archetipo che come tale diventa prioritaria al sentirsi un semplice stereotipo. La donna è semplicemente la vita della vita e i bambini nutriti dagli esempi offerti in natura lo capiscono da subito, senza tanti giochi di parole. L’onore genera il rispetto.

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