NO alla violenza, Sì al rispetto

giocodelrispetto

Nel 2013 è nato il progetto de Il gioco del rispetto. Un progetto innovativo, tra i primi a porsi il problema della prevenzione alla violenza contro le donne, partendo già dalle scuole dell’infanzia. Un progetto che nasce con urgenza dall’incredibile arretratezza culturale e sociale che vuole le donne italiane agli ultimi posti nella classifica del gender gap mondiale (per chi non sa cosa sia il gender gap: http://it.wikipedia.org/wiki/Global_Gender_Gap_Report ). Che le vede mobbizzate sul lavoro a causa della maternità, che le vede guadagnare quasi il 20% in meno rispetto agli uomini a parità di mansioni, che le vede picchiate e anche uccise in un crescendo di violenza davanti alla quale sembra non ci siano strumenti di difesa, se non la prevenzione e la cultura. Prevenzione contro gli stereotipi, che vogliono le donne appiattite in ruoli secondari (“DIETRO un grande uomo c’è una grande donna”), inadatte alla leadership, e vogliono gli uomini incapaci di provare emozioni, inadatti ad accudire un figlio, a essere padri (perché si usa il termine “mammo” al posto del legittimo “padre”?).

Ma gli stereotipi si radicano molto presto: i bambini imparano già da molto piccoli che “le femmine sono paurose” e “ai maschi piacciono i mostri”, anche se queste “credenze” non trovano riscontro nella realtà: per esempio, le bambine dimostrano di comportarsi in modo avventuroso tanto quanto i bambini.

Vogliamo provare a far riflettere bambini e bambine – attraverso il gioco – su ciò che possono o non possono fare a seconda del loro genere?

Possiamo sperare che con questo intervento, forse, i nostri figli e le nostre figlie si ricorderanno da grandi che possono essere padri, madri, casalinghi, casalinghe, piloti di aerei maschi o femmine che siano, in maniera libera senza sentirsi strani?

Noi ci abbiamo creduto, e la Regione Friuli Venezia Giulia prima e il Comune di Trieste poi, ci hanno creduto con noi.

Qualcun altro invece non ci ha creduto. E parlare di abbattimento degli stereotipi ha fatto molta paura. Fa così paura vedere un uomo che stira in una delle nostre illustrazioni, che si è gridato allo scandalo. Questo episodio, ripreso da diverse testate, più o meno serie, ci dà l’occasione di riaffermare con ancora più forza il nostro progetto e lasciare qui di seguito alcuni spunti a uso e consumo di chi cerca informazioni ufficiali su Il gioco del rispetto.

C’è stato un genitore che in una scuola, dopo essere stato invitato a discutere sulla possibilità di aderire in maniera facoltativa al progetto, si è molto spaventato. Ha capito – male – che il progetto fa educazione sessuale, che propone il gioco del dottore. Fa riflettere, che questo genitore non abbia richiesto chiarimenti direttamente alle insegnanti, né alla coordinatrice della scuola, né a noi, né al Comune, e si sia precipitato sui media per raccontare una storia che nulla ha che fare né con i nostri obiettivi né con i nostri contenuti. Pare inoltre, che questo genitore non si sia nemmeno confrontato con tutti gli altri genitori della scuola, che infatti ci fanno sapere di dissociarsi da quelle posizioni.

Su questo tema ha già risposto la nostra Vicesindaca, precisando che Il gioco del rispetto non fa educazione sessuale e, aggiungiamo noi, tantomeno il gioco del dottore. Poi, siamo rimaste comunque molto colpite dalla malizia con cui questo genitore ha interpretato il progetto.

Informazione importante quindi, è che quereleremo chiunque affermi che il progetto invita i bambini a toccarsi nelle parti intime e a parlare di genitali. Perché è falso.

Poi. Entriamo nel merito di altre questioni.

Dicono che l’educazione spetti alle famiglie e non alla scuola, ma guarda caso nessuno insorge quando ai maschi viene imposto il grembiule blu e alle femmine quello rosa. Non è forse “educazione di genere” questa? Non spetta alle famiglie decidere il colore del grembiule? E ancora, tutte le favole di Esopo finiscono con una morale. Vogliamo impedirne la lettura nelle scuole perché la morale è compito esclusivo delle famiglie?

Poi.

Traducono in maniera maccheronica il nostro “gender transformative approach” in “cambio di sesso”, mentre si tratta di un approccio ben codificato (per chi ha studiato) che vuole trasformare le relazioni di genere inique (per esempio, quando a parità di mansioni le donne guadagnano di meno degli uomini) per promuovere il potere condiviso, il controllo delle risorse, il processo decisionale, e il supporto per l’empowerment delle donne.

Ancora.

Ormai la parola “genere” o “gender” è stata ammantata di una valenza diabolica. “Genere” non si può più dire perché sembra nascondere complotti oscuri per l’estinzione della nostra specie. “Gender” ancora peggio. Eppure, maschi e femmine sono diversi per GENERE. E questo non lo può negare nessuno. Né lo neghiamo noi. Tanto è vero che in due tessere di uno dei nostri giochi, rappresentiamo sia la mamma sia il papà. Due concetti che non ci paiono francamente così sovversivi. Il gioco del rispetto promuove il rispetto tra i GENERI, e non ci vorremmo vergognare dicendolo.

Poi.

È OVVIO che non parliamo di violenza contro le donne a bambini e bambine.

È OVVIO che li facciamo giocare rispettando la loro età e la loro innocenza.

È OVVIO che non li costringiamo a indossare tutine borchiate (lo sapete vero che nelle scuole dell’infanzia il gioco del travestimento è uno dei grandi classici, anche senza il bisogno del nostro gioco?).

È OVVIO che i bambini non sono nudi (ma veramente qualcuno ha scritto che i bambini sono nudi???).

E infine.

Questo progetto parla di RISPETTO. Per noi l’educazione al rispetto non dovrebbe spettare solo alle famiglie, ma a tutti. Tutti dovremmo farci portatori di rispetto. E tutti dovremmo condannare fermamente qualsiasi violenza, che sia verbale, psicologica o fisica. Eppure in questi giorni, a proposito di questo progetto, abbiamo letto molti commenti privi di rispetto. Alcuni al limite della denuncia. Diverse minacce e intimidazioni. Un certo pseudo giornalismo d’assalto ha riportato falsità sui contenuti del kit didattico e nessuno si è preso la briga di verificare prima le fonti. Questo dato ci preoccupa e ci dà l’evidenza di quanto in realtà sia necessario lavorare sulla gestione dei rapporti tra le persone e sulla cultura.

Per fortuna in tanti hanno capito. In tanti ci sostengono e sono orgogliosi di questa nostra scuola che lavora per migliorare e migliorarsi sempre, che non ha paura di sperimentare, di seguire le esigenze delle famiglie e di collaborare con queste in un clima di fiducia che con questo progetto abbiamo sempre trovato. Le famiglie ci scrivono, mamme e papà ci chiedono di continuare, di non mollare, perché come noi sono convinti che questo sia progresso e che non sia accettabile conservare stereotipi che hanno ridotto l’Italia agli ultimi posti in Europa per la parità di genere. E questa non può essere una questione di opinioni personali, perché si tratta di civiltà. Non si può essere a favore della discriminazione. Non si può essere a favore della violenza. Non si può accettare che le donne muoiano o perdano il lavoro “in quanto donne”. Per questo andremo avanti, ricercando sempre dialogo e confronto, sempre con rispetto. E senza mai vergognarci per questo.

Per altre informazioni:http://retecivica.trieste.it/new/Default.asp?tabella_padre=sezioni&ids=12&tipo=-&pagina=cstampa_leggi.asp&comunicato=11659

77 Responses to “NO alla violenza, Sì al rispetto”

  1. Sonia Pace10 marzo 2015 at 9:07 #

    Penso che non si debbano educare a certi temi i bambini così piccoli che, invece, andrebbero lasciati giocare liberamente con oggetti e vestiti proprio come gli pare…
    Sono i genitori che andrebbero educati.
    I bimbi imparano a dire e a fare quello che sentono e vedono in casa…

    Buona giornata.
    Sonia

    • il ricciocorno schiattoso10 marzo 2015 at 12:43 #

      Sonia, quali sono i temi che non si dovrebbero trattare con i bambini con i piccoli? Il rispetto?

      • soniapace12 marzo 2015 at 9:11 #

        Ricciocorno, mi sembrava di essere stata chiara ma vedo di no.
        Penso che a bimbi così piccoli non si debba “INSEGNARE” l’importanza del rispetto e a “volerli far riflettere su ciò che possono o non possono fare a seconda del loro genere”… sono temi che non gli riguardano ancora a quell’età. Andrebbero organizzati incontri con i genitori a cui insegnare come comportarsi.
        ——-
        E’ inutile che a scuola imparo delle cose di cui non ho il riscontro a casa…
        I bimbi a quell’età sono quello che vedono in casa.
        ——-
        Mi sembra che si generi ancora più confusione e probabilmente, come avevo scritto più avanti, si rischia di mettere ancora più in evidenza la differenza che la società fa, tra uomo e donna.
        L’iniziativa non è sbagliata ma non è ai bimbi ch deve essere rivolta!!!

        • il ricciocorno schiattoso12 marzo 2015 at 11:04 #

          La scuola – e quindi anche la scuola materna – è il primo passo fuori dal “guscio” della famiglia. il primo luogo pubblico nel quale il bambino si confronta con la società, con tutto ciò ciò che non è familiare, che è diverso da quello che ha sempre conosciuto. Per questo motivo la scuola, molto più che la famiglia, è il luogo adatto ad affrontare il problema del rispetto nei confronti dell’altro da sé. Forse che i bambini non interagiscono fra loro? E non è giusto insegnare loro che le relazioni che intrecciano debbano essere fondate sul rispetto dell’altro? Davvero è un tema che non li riguarda?
          Quello che non comprendo è perché, in che modo, un progetto del genere possa “creare confusione”. Esattamente che cosa crea confusione? Il gioco della memoria con le carte nelle quali sono rappresentate persone che svolgono diversi compiti? Quale parte del progetto crea confusione, e perché?

          • soniapace12 marzo 2015 at 11:27 #

            niente è evidente che non riesco a farmi capire da te. Non è necessario insegnarglielo perchè apprendono quello che vedono dentro casa ecco perchè sarebbe il caso di insegnare ai genitori. Si genera più confusione perchè se a scuola vedono una cosa e poi a casa ne vedono un’altra, non è forse in quel momento che si pongono il problema?

          • il ricciocorno schiattoso12 marzo 2015 at 11:29 #

            Il progetto è facoltativo, da quel che ho capito, quindi i genitori erano liberi di aderire – e far aprtecipare i loro figli – oppure non aderire. Questo significa, a mio avviso, che quei bambini che parteciperanno al progetto sono bambini i cui genitori condividono l’importanza di affrontare il tema del rispetto, altrimenti non avrebbero aderito.

    • Barbara12 marzo 2015 at 17:43 #

      Quindi?
      Alla Scuola Materna ognuno fa quello che gli viene insegnato a casa e tutti si comportano come vogliono?
      Quindi se tuo figlio, a scuola, prende delle sberle da un bambino che a casa
      é abituato così, per non far fare confusione al bambino manesco lasci che si esprima come è stato educato?
      Strano, io credevo che la scuola dell’infanzia fosse il primo contesto dove i bambini si rendono conto che per stare insieme occorrono regole e rispetto diverse da quelle di casa.
      Avrò fatto frequentare a mia figlia una scuola strana.
      Comunque anche i bambini che vengono educati con il metodo “jungla” o “ti dico sempre sì basta che stai zitto”, lo capiscono benissimo e lo sanno anche applicare egregiamente il metodo del “rispetto”…senza confusione. ?
      Ne sono praticamente certa.

  2. motherbrave10 marzo 2015 at 9:43 #

    Grazie per il tuo commento Sonia. Il tema è proprio questo: i bambini sono veramente liberi di giocare con oggetti o vestiti come pare a loro? O ci sono delle convenzioni/convinzioni che in maniera più o meno velata indirizzano i maschi verso alcuni giochi e le femmine verso altri? L’educazione di genere si fa già nelle scuole, solo che non dà fastidio a nessuno. Salvo poi chiedersi come mai non ci siano donne nei CDA delle società italiane. Alle bambine non vengono offerte tutte le possibilità che vengono offerte ai bambini di immaginarsi in mille situazioni diverse. Alle bambine si regalano le bambole e si insegna loro a essere belle, carine e gentili. Noi pensiamo che invece la gentilezza vada spiegata bene anche ai bambini e che alle bambine debba venir data la possibilità di immaginarsi giudici, scienziate, astronaute. Questo discorso però non rende giustizia alle insegnanti e agli insegnanti che a Trieste hanno aderito al progetto, che proprio perché consapevoli di questo, hanno scelto di informarsi e approfondire il tema assieme a noi. In questo la scuola di Trieste è mille anni avanti.

    • soniapace10 marzo 2015 at 10:25 #

      Grazie per la risposta… non è sbagliata l’iniziativa e io per prima tendo a comprare a mia figlia giochi da “femminuccia” sicuramente sbaglio, ma rimango dell’idea che sono i genitori a dover essere formati per lasciar liberi i figli di esprimersi, per insegnare loro l’importanza del rispetto. Ma non credo sia necessario creare un progetto apposta in tal senso per i bimbi… Ribalto la domanda: non si rischia di mettere ancora più in evidenza la differenza che la società fa, tra uomo e donna, se a scuola vedono delle cose e poi a casa ne vedono altre?

      Sonia

      • Il Conte12 marzo 2015 at 11:55 #

        se tua figlia è contenta di giocare con quei giochi non sbagli, così come se un bambino è contento di giocare con le macchinine è giusto ci giochi. Facciamo giocare i bambini e le bambine con quello che vogliono. bambole, macchinine, pistole giocattolo ecc.. senza paranoie

    • soniapace10 marzo 2015 at 12:16 #

      Volevo chiedere anche: che ne pensate di video come questi https://www.youtube.com/watch?v=9ixb1XTewsw .
      Io credo che non sia questo quello che proponete, ma volevo sapere la vostra opinione…

      • motherbrave12 marzo 2015 at 2:02 #

        Pensiamo che il video sia terribile. Non abbiamo mai visto così tanti stereotipi messi insieme.

        • Sonia Pace12 marzo 2015 at 9:08 #

          Credo anche io che siano stereotipi.
          Ma perchè non rispondete a queste provocazioni facendo capire bene alle persone quello che volete fare? Parlare di questo kit?

    • Il Conte10 marzo 2015 at 17:35 #

      io credo che una bambina che gioca con la Barbie sia libera e autentica quanto una che gioca col trenino elettrico o un’altra che gioca con tutte e due, .e i giocattoli con cui giochi o l’aspetto che avevi da bambino/a non decideranno una tua eventuale carriera in un CDA aziendale.(se è questo il tuo sogno)
      per me è questo che andrebbe insegnato a bambini e genitori, e sono certo che siete d’accordo
      tanti auguri per il vostro progetto

      • Il Conte10 marzo 2015 at 19:20 #

        e va da sè che anche essere belli/e e carini/e non pregiudica una eventuale carriera in un Consiglio d’amministrazione aziendale.
        Quanto al “gioco del travestimento” siccome a quanto ho capito nel vostro progetto questo travestimento riguarda solo mestieri e professioni che possono essere svolte da entrambi i generi sebbene statisticamente siano svolte in maggioranza da uomini o da donne (pilota maschio e pilota femmina, maestro/a) sarebbe bene chiarire a tutti che quando nel vostro progetto si parla di travestirsi, si parla appunto di mestieri e professioni e non di generi onde evitare le reazioni di taluni genitori

      • Il Conte10 marzo 2015 at 19:56 #

        e va da sè anche che travestirsi per gioco, per spettacolo, per una festa è qualcosa che è sempre successo nella storia senza danni o confusioni di identità, e non dovrebbe generare paranoie

    • Filippo Fiani11 marzo 2015 at 1:16 #

      Come spiegate che tutti gli sforzi fatti negli ultimi 50 anni, in paesi all’avanguardia sull’eliminazione degli stereotipi di genere, si sono risolti nel creare società dove il 90% degli infermieri è donna e il 90% degli ingegneri edili è uomo.
      Non dovrebbero essere più parificate?
      Oppure stiamo assistendo alla solita patetica italica rincorsa a teorie superate e in qualche caso addirittura abbandonate?

      • motherbrave12 marzo 2015 at 2:04 #

        Di quali paesi sta parlando? Quali sono le fonti delle sue statistiche?

        • Filippo Fiani12 marzo 2015 at 10:41 #

          Parlo di tutti i paesi dove questo tipo di insegnamento è stato sperimentato a tappeto, impiegando gli istituti di istruzione statale, in particolare della Norvegia, dove nel 2010 l’ufficio che si occupava di sostenere “da un punto di vista teoretico” e di diffondere l’assunto che le differenze comportamentali tra uomo e donna sono esclusivamente culturali, è stato chiuso.
          E’ stato chiuso anche grazie ad una inchiesta, reperibile su internet come “paradosso norvegese” dove curiosamente, statistiche fatte per tutt’altri scopi hanno evidenziato alcune stranezze nelle risposte provenienti dai campioni intervistati nei paesi industrializzati.
          Si è notato come, dove c’è meno bisogno indotto dall’economia e dalla società, indipendentemente da quanta lotta agli stereotipi si fosse fatta, gli uomini e le donne si identificano maggiormente proprio con quegli stereotipi che si è voluto eliminare.
          Può trovare il video qui: http://www.youtube.com/watch?v=2qx6geFpCmA
          Inoltre può trovare un articolo che dettaglia l’analisi delle statistiche qui :http://www.enzopennetta.it/2014/06/gender/

          Il tutto va ovviamente condito con quello che voi volete combattere, la violenza sulle donne, dove questi sembrano essere i risultati ottenuti : 1 donna su 4 subisce violenza domestica.

          http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/2014/notizia/il-vero-volto-di-una-coppia-campagna-shock-contro-la-violenza-domestica_2040736.shtml

          Violentate i bambini e loro da grandi violenteranno.

          • Il Conte13 marzo 2015 at 0:53 #

            Fiani lo conosco il documentario norvegese..bene: in Norvegia ci sono donne che continuano a voler fare le infermiere e uomini che continuano a voler fare i pompieri, nessuno vuole impedirlo va bene così ma che male c’è se i bambini a scuola imparano che anche i maschi possono fare gli infermieri e le femmine possono fare le pompiere se vogliono? Tanto poi seguiranno comunque le loro aspirazioni. Ci saranno sempre uomini e donne (magari pochi) che faranno gli infermieri e le pompiere, perchè i bambini non dovrebbero sapere che esistono?

    • Michele11 marzo 2015 at 10:26 #

      A me sembra che ci siano molte donne che occupano posizioni importanti, anche in parlamento, al governo, in magistratura, senza contare medici, scienziati, astronauti, insegnanti di scuola… il problema è che chi fatica può avere dei risultati, gli altri invece pretendono che i ruoli di prestigio gli vengano regalati per legge. Tutto comunque è una scelta, l’affetto di un coniuge o di un figlio difficilmente arrivano se uno preferisce dedicarsi anima e corpo alla carriera lavorativa, e questo vale sia per gli uomini che per le donne. Dopo questa premessa, devo dire che qualsiasi cosa oscena può essere confezionata con un bel pacchetto colorato, un bel fiocchetto e l’obiettivo di “portare la pace nel mondo”.

      • motherbrave12 marzo 2015 at 2:06 #

        A lei sembra che ci siano molte donne che occupano posizioni importanti. Ma questo dato non è un’opinione personale. I numeri ci raccontano di una realtà completamente diversa dalla sua impressione, purtroppo.

    • Debby11 marzo 2015 at 12:09 #

      Io ben ricordo che quando i miei figli erano più piccoli ( ho due maschi di 10 e 11 anni) comprai un set di pentoline e alimenti finti, perché mi pareva che andassero a cercarli. Acquistai una bambola di pezza insieme ai lego. Tutto ciò non li ha destabilizzati: ora cercano i classici giochi da “maschi” e si guardano i film di barbie e trilli. Perché ho sempre detto loro che non ci sono giochi e film da maschio o da femmina, ma solo giochi e film belli o brutti.
      Naturalmente non possono dire ai loro compagni di scuola che guardano i film di barbie, perché il balletto di turno è sempre pronto a denigrare: ma sono piccoli esseri intortati da piccoli genitori.
      Debby

    • Giuseppina Diamanti11 marzo 2015 at 17:36 #

      coraggio.la strada per educare al rispetto è solo questa da voi intrapresa. ci credo fermamente.buon lavoro!

  3. Mindy10 marzo 2015 at 12:15 #

    però VicesindacA non si può sentire (nè leggere). Ogni cosa, anche l’attenzione per i generi, portata all’eccesso perde la sua forza e si fa baraccone.
    Il progetto mi sembra un buon punto di partenza. Piacerebbe anche a me non sentire più frasi tipo: non piangere che sei maschio, o: che devi fare con i cacciavite, sono giochi da maschio.

    • Il Conte12 marzo 2015 at 11:52 #

      se una donna è vicesindaco è giuso chiamarla vicesindaca, è un modo per non cancellare la diversità

  4. soeurslunes10 marzo 2015 at 16:08 #

    Sono d’accordo con entrambi i commenti. Secondo me bisognerebbe educare da entrambi i lati,sia i bambini (che non dimentichiamocelo,saranno i futuri adulti-quindi è un dovere educarli anche per le generazioni a venire), sia i genitori,cosa peró molto piú
    difficile (forse attuabile sul posto di lavoro?). L’unica cosa che mi sento di aggiungere al commento di motherbrave è che nemmeno ai bambini non vengono offerte tutte le possibilità di immaginarsi in mille situazioni diverse. Ai bambini si regalano le macchinine e si insegna loro a essere forti(sarebbe necessario dare una definizione a “forza”), a non mostrare debolezze(come se la gentilezza fosse una debolezza).Anche ai bambini deve essere data la possibilitá di immaginarsi stilisti e baby sitter.Magari si dovrebbe ripetere di piú alle bambine che sono forti e ai bambini che sono belli; e che sono tutti intelligenti. Detto questo mi volevo complimentare con tutti coloro che stanno realizzando il progetto…magari ce ne fosse uno anche qui! Continuate cosí!

    • Il Conte12 marzo 2015 at 11:50 #

      ai bambini si dice già che sono belli e nessuno è rovinato da questo (bisogna evitare di viziarli ma vale per entrambi). La “forza” è una cosa positiva e non va assolutamente demonizzata ma va gestita. La forza come la fragilità (e l’intelligenza e la stupidità) può essere maschile come femminile. In realtà bisognerebbe ripetere a bambini e bambine che sono belli, forti e intelligenti

      • soeurslunes23 aprile 2015 at 21:42 #

        Certo! Ma mi riferivo al fatto che alle bambine di solito si ripete che sono belle e mai che sono forti, e vice versa ai bambini si ripete che sono forti e non che sono belli: non è uno stereotipo ma un dato di fatto – l’ho vissuto in prima persona e lo vedo intorno a me. Per questo facevo quel discorso.

        • Il Conte24 aprile 2015 at 13:13 #

          ok, io ribadisco ciò che ho detto

  5. Cinzia D'Alessandro10 marzo 2015 at 17:29 #

    avete la mia massima solidarietà e appoggio delle realta educative che dirigo. pochi giorni fa ho scritto un articolo sul medesimo tema e mi fa piacere scoprire quanta sintonia di pensiero e azione ci sia. potete leggerlo, se vi va, su http://www.lalocomotidimomo.it e magari lasciare un commento. teniamoci in contatto, noi siamo a Milano.
    Cinzia D’Alessandro

  6. Luca Angelini10 marzo 2015 at 21:20 #

    Mi permetto di dissentire: i bambini non sono soldatini. Ci sono maschi e ci sono femmine, la natura, e sottolineo la natura, non la società, ha dato loro un ruolo ben preciso. Mio figlio di quasi 4 anni è liberissimo di scegliersi vestiti, giochi e libri illustrativi: mi chiede di giocare con il trenino, non con la Barbie, di vestirsi con la maglietta di spiderman non delle Winx. Lo fa perchè lo chiede la sua natura, io non faccio altro che assecondare i suoi desideri, senza imporre alcunchè. Ciò non toglie che lui stesso giochi liberamente e trattenga i medesimi rapporti sia con gli altri bambini che con le altre bambine. Questo perchè la diversità (che è una diversità di diritti e doveri) tra uomo e donna è un tarlo sociale posto in essere dal mondo degli adulti. Introdurre all’asilo questi argomenti, significa gettare il loro il seme della diversità, ancor prima che se ne accorgano. Buona giornata. Luca

    • Il Conte12 marzo 2015 at 11:43 #

      benissimo leonardi, leiè un buon padre, suppongo che lascerebbe libero suo figlio anche se volesse la maglietta delle winx. quindi va bene.Se l’indole di suo figlio è per Spiderman va bene (piace pure ad alcune bambine)

    • Il Conte12 marzo 2015 at 11:46 #

      quanto ai “ruoli”: la natura ha stabilito che solo una donna può partorire e allattare al seno fin qui ci siamo, ma non ha mai stabilito che una donna non può dirigere una azienda o governare un Paese

  7. rosabianca11 marzo 2015 at 0:09 #

    Bellissima iniziativa. Vi stimo infinitamente.

  8. Luigia Tauro11 marzo 2015 at 6:35 #

    L’ha ribloggato su Luigia Tauroe ha commentato:
    Sono convinta che l”educazione al rispetto delle differenze sia fondamentale e che gli stereotipi vadano contrastati nei bambini, prima che diventino radicati. Per questo diffondo il post de “il gioco del rispetto” invitandovi a leggerlo con attenzione ed a prendere posizione in sua difesa.

  9. Miriana11 marzo 2015 at 7:36 #

    Ma l’impegno dev’essere volto per la giustizia, non per schiacciare tutti sull’uniformità. Maschio e femmina sono diversi non soltanto dal punto di vista genitale, a chi ha studiato 🙂 le neuroscienze insegnano che, meraviglia delle meraviglie, siamo diversi anche nell’organizzazione cerebrale. Guarda caso vista, udito, linguaggio… sono facoltà in cui le prestazioni differiscono significativamente tra maschi e femmine. Siamo diversi anche per le modalità con cui ci relazioniamo ed eleboriamo il nostro vissuto emotivo. Ciò non è limitante, ma arricchente! La giustizia ci sarà solo quando impareremo a riconoscere le nostre peculiarità (chi siamo) e le peculiarità dell’altro sesso (chi è il diverso) e impareremo a VALORIZZARLE oltre che rispettarle! È questo che va insegnato ai bimbi.

    • Il Conte12 marzo 2015 at 11:33 #

      appunto bisogna rispettare le diversità (differenze che non impediscono a una donna di fare l’astronauta o la manager o la militare se lo vuole e ne dimostra le capacità, e non impediscono di essere moralmente pari a un esponente del sesso opposto nel bene e nel male). nessuno vuole negarle.

  10. guido11 marzo 2015 at 11:41 #

    Ho letto tutta la spiegazione del gioco. Se qualcuno ha equivocato, provate anche a riflettere: forse avete comunicato male. Non credo, francamente, che un genitore si prenda la briga di mettersi contro un progetto perchè ce l’ha con voi o con le donne. Forse ha voluto strumentalizzare la cosa politicamente? Lo fanno da una parte e dall’altra, non siamo ingenui….!!! Forse quel genitore teme che la scuola entri in ambiti educativi che ritiene spettino alla famiglia? E’ un timore legittimo, sta a voi sgombrare il campo da ogni ambiguità.

    In ogni caso, i bambini alla scuola elementare hanno tutti il grembiule blu, sia i maschi che le femmine. La scuola non impone nulla in tal senso. Quando porto i bambini all’asilo non vedo grembiulini da tempo, francamente: né rosa né blu e in ogni caso quando c’era il grembiule, non veniva imposto il colore. Anche questo è un segnale che indica poca attenzione a come comunicate le cose.

    Proprio perchè l’obiettivo di eliminare la disparità di trattamento tra uomini e donne è importante, occorre essere molto precisi. Cordialmente, GM

    • motherbrave12 marzo 2015 at 2:08 #

      Il fatto che lei, nella sua esperienza personale, non veda grembiuli differenti per genere nelle scuole dell’infanzia non significa che non esistano. Anche lei non fa molta attenzione. Tanto per essere precisi.

      • guido13 marzo 2015 at 22:18 #

        Mentre se lei dice che “ai maschi viene imposto il grembiule blu e alle femmine quello rosa” allora è vero e dobbiamo crederci. Mmmm….

    • Tommaso14 marzo 2015 at 0:54 #

      Nella mia scuola i bambini e le bambine avevano grembiuli diversi… E sono di Milano, vivo all’estero e non conoscevo questo progetto prima di stasera… Quindi forse vale la pena di non determinare in assoluto cosa sia vero e cosa non sia vero, basandosi esclusivamente sulla propria esperienza.

  11. stefano11 marzo 2015 at 13:33 #

    Vorrei fare un paio di commenti su quanto da voi scritto:
    “Prevenzione contro gli stereotipi, che vogliono le donne appiattite in ruoli secondari” : abbiamo una donna nello spazio, abbiamo diversi Ministri al Governo ecc. quindi non mi sembra vero quanto detto;
    “perché si usa il termine “mammo” al posto del legittimo “padre”?”: non ho mai sentito il termine mammo;
    ” anche se queste “credenze” non trovano riscontro nella realtà: per esempio, le bambine dimostrano di comportarsi in modo avventuroso tanto quanto i bambini”: quindi lo dite anche voi che non esistono questi stereotipi;
    “Il gioco del rispetto non fa educazione sessuale e, aggiungiamo noi, tantomeno il gioco del dottore”, “È OVVIO che non parliamo di violenza contro le donne a bambini e bambine”, “È OVVIO che non li costringiamo a indossare tutine borchiate”, “È OVVIO che i bambini non sono nudi”: QUINDI MI CHIEDO COSA FA QUESTO GIOCO DEL RISPETTO??

    • motherbrave12 marzo 2015 at 2:11 #

      Quante ministre? Quante parlamentari? In che percentuali? Quante donne nei CDA delle aziende? Quante donne dirigenti? Quante astronaute?
      Per il termine “mammo” faccia una ricerca su Google e poi ci dica cosa esce.
      Anche sul resto può trovare informazioni esaurienti.

      • Nicoletta12 marzo 2015 at 7:51 #

        Ma chi l’ha detto che essere nel cda di un’azienda sia più prestigioso di fare da mangiare per la propria famiglia o cambiare il pannolino al proprio figlio? Secondo me sta proprio qui il punto.

        • motherbrave12 marzo 2015 at 8:49 #

          Non è questione di prestigio, ma di libertà di farlo. Una donna in Italia è libera di fare da mangiare alla propria famiglia ma molto meno libera di accedere a un CDA.

      • Il Conte12 marzo 2015 at 12:03 #

        bè nell’attuale legislatura le parlamentari donne e anche le ministre sono di più che nella precedente, se la mettiamo sul piano della quantità

  12. Lucia11 marzo 2015 at 16:20 #

    L’educazione di genere andrebbe fatta in primis ai genitori e agli insegnanti, per non sentirsi più dire: “mamma, col castello ci possono giocare solo i maschi, le femmine hanno il castello rosa”.
    E concordo che vada fatta alla scuola d’infanzia: alla primaria i bambini sono già troppo grandi e, purtroppo, stereotipati. (Poi però andrebbe continuata eh!)
    Complimenti alle scuole di Trieste!

  13. AIDA11 marzo 2015 at 16:54 #

    L’ha ribloggato su .

  14. Loredana11 marzo 2015 at 20:18 #

    Va bene battersi per un migliore trattamento lavorativo, il rispetto per la persona ecc. ma ci sono metodi migliori che usare agenda gender.
    La Norvegia e’ uno dei paesi che per primo ha sposato la teoria del gender (che vuole teorizzare che nella realtà non c’è’ nessuna diversità tra uomo e donna). Anni di cultura di questo tipo non hanno modificato la realtà lavorativa di donne che continuano a voler fare le infermiere e di uomini che sono comunque la maggioranza tra ingegneri e carpentieri.
    Siamo differenti. Inutile provare a cancellare il nostro dna. Siamo belli così. Impariamo a volerci più bene per come siamo.
    Da vedere:
    http://youtu.be/2qx6geFpCmA

    • Il Conte12 marzo 2015 at 11:26 #

      credo che nelle scuole nessuno voglia insegnare che non esiste diversità tra uomo e donna (cosa che sarebbe contraria alla realtà), si vuole insegnare che tale diversità non inficia il fatto che uomini e donne hanno la stessa dignità moralmente e intellettualmente bene e nel male
      Non esiste la teoria gender, esiste la teoria queer che ha degli aspetti criticabili e non condivisibili ma non è la teoria queer quella che si insegna con questo gioco

      • Filippo Fiani12 marzo 2015 at 11:54 #

        Che non esista la teoria gender mi sembra strano, visto che esistono, un po’ ovunque questo tipo di istituti : http://en.wikipedia.org/wiki/Nordic_Gender_Institute
        che si occupano di diffondere la cultura teoretica del gender equality.
        La volete chiamare “diffusione dell’indifferentismo sessuale”? “ragionamenti sul uguaglianza dei sessi”?
        Chiamatela come volete, credo che non ci sia nulla di male a raggruppare una serie di ragionamenti convergenti in “Teoria del gender”.
        Si inventano tante parole, omogenitorialità, cattofascismo, gestazione per altri che hanno molto meno senso, non vedo il problema.
        Comunque nessuno qui ha mai confuso la teoria del gender con quella del queer.

        • Il Conte12 marzo 2015 at 12:09 #

          in ogni caso anch’io trovo sbagliato ridurre uomini e donne alla cultura come è sbagliato ridurre tutto a biologia: anche la cultura (con tutti i suoi cambiamenti nel tempo e nello spazio) fa parte della natura umana e credo che nessuna scuola possa negare le differenze (che troviamo in varie forme in tutte le epoche e culture umane), può insegnare che essere diversi non è essere inferiori o superiori

          • Filippo Fiani12 marzo 2015 at 12:28 #

            Qui nessuno dei contestatori del progetto dice che siamo biologici e basta. Gli unici che assolutizzano e credono che si possa orientare al nulla, per rendere libera la scelta sono proprio quelli che promuovono l’indifferentismo sessuale. Nonostante il progetto nella descrizione iniziale ammetta che siamo biologicamente diversi, nei paragrafi successivi arriva a dare perfino la colpa delle violenze sulle donne a questa biodiversità. Per questo si progetta di smantellarla e invece di “liberare” l’uomo evidentemente lo reprime.
            Uno dei fatti più controversi è che proprio nei paesi scandinavi, dove maggiormente negli anni passati si è puntato su questo tipo di progetti e metodi didattici siano i paesi con maggior violenza sulle donne.

            http://www.centriantiviolenza.eu/comunicazionidigenere/violenza-donne-dati-veri/comment-page-1/

            Cosa stiamo facendo? Importiamo metodi didattici fallati?

          • Il Conte12 marzo 2015 at 13:16 #

            io sono contrario all’indifferentismo sessuale (che vuol dire poi?), ma non credo che il gioco del rispetto promuova questa roba solo perchè mostra un papà che stira. Un papà sia che guardi il calcio sia che cambi pannolini rimane uomo, così una donna casalinga o manager rimane donna

  15. Il Conte12 marzo 2015 at 11:38 #

    Fiani nessuno vuole impedire alle donne di fare l’infermiera e agli uomini di fare l’ingegnere civile..la scuola spiega solo a bambini e bambine che da grandi potranno scegliere diverse carriere e non solo alcune per forza, se poi vogliono fare in maggioranza l’infermiera o l’ingegnere lo faranno tranquillamente, non c’è niente di male
    Comunque ingegnere donne e infermieri uomini esistono.già

    • Filippo Fiani12 marzo 2015 at 11:59 #

      di cosa sta parlando? non la seguo, è sicuro di aver letto il mio commento e di rispondere a me?

  16. Il Conte12 marzo 2015 at 11:51 #

    appunto educare alle diversità senza annullarle, credo che le educatrici condividano. Spiegare che anche una donna può pilotare un aereo non annulla nessuna diversità, una donna pilota non diventa uomo

  17. Filippo Fiani12 marzo 2015 at 13:24 #

    Il fatto che lei non “creda” non è sufficiente. Ha letto le linee guida del progetto? Dalle sue risposte sono convinto di no.
    Più volte in questi giorni mi sono sentito dire che mi aggrappo a delle credenze, ma mi sa che gli unici che si aggrappano alle credenze sono proprio quelli che “credono” di sapere senza informarsi.
    Lei che è una persona disponibile al dialogo, la consiglio vivamente di guardare il documentario sul paradosso norvegese, basta guardare le facce delle persone per capire chi ha a cuore qualcosa e chi invece propaganda teoremi.
    Inoltre le consiglio vivamente, visto il polverone sollevato da questa questione, leggere, bene e attentamente che cosa prevede il progetto e di non soffermarsi alle due otre informazioni che son sufficienza sono state divulgate (come appunto il gioco dei mestieri, assolutamente innocuo), ma si soffermi su quello che sono tutti i 13 giochi, progressivi e quali sono le reali intenzioni dichiarate in ognuno di essi. Dove il docente, che dovrebbe essere seplicemente neutro e accogliere le inclinazioni naturali di ognuno, invece forza, con una vera violenza psicologica (stiamo parlando di bambini di 4-5 anni) il ragionamento in senso opposto (o presunto tale, visto che nessuno sa dire se quei bambini svilupperanno eterosessualità o omosessualità).
    E’ stato un piacere, saluti.

    • Il Conte12 marzo 2015 at 15:22 #

      il documentario norvegese l’ho visto e dimostra solo che se una donna vuole fare l’infermiera e l’uomo vuol fare il pompiere può farlo anche in Norvegia e nessuno la giudica “schiava” per questo.Se sapendo che può fare l’ingegnera, una donna sceglie comunque di fare l’infermiera o anche la casalinga non c’è nulla di sbagliato
      Ecco venendo all’orientamento sessuale io penso che nessuna educazione possa renderti gay se non lo sei, nè può renderti etero se non lo sei..ognuno resta ciò che è.
      I bambini che giocheranno a questi giochi non cambieranno la loro identità di genere nè il loro orientamento sessuale: rimarranno in maggioranza maschi e femmine cisgender e tendenzialmente etero, l’unica cosa che impareranno sarà a rispettare chi appartiene ad alcune minoranze, e se forse qualcuno di loro sentirà di far parte di quelle minoranze (se scoprirà di essere gay ad esempio) forse non si sentirà male

  18. laboratorio donnae12 marzo 2015 at 15:11 #

    L’ha ribloggato su laboratorio donnaee ha commentato:
    TRIESTE: Agli asili sarà presto distribuito un kit che contiene i giochi. Nella parte iniziale si domanda alle maestre di compilare una serie di schede “di osservazione” in classe.
    […]
    È nel gioco “se fossi” che, infine, i bimbi indosserebbero costumi “diversi dal genere di appartenenza giocando così abbigliati”. Passaggi che, a Trieste, hanno innescato il putiferio. “Non facciamo educazione sessuale, né invitiamo a toccarsi le parti intime”, puntualizza subito Benedetta Gargiulo, l’esperta che ha curato i contenuti creativi. La questione però approderà sui banchi del governo, con almeno tre interrogazioni. Forza Italia, con la deputata Sandra Savino, invoca una procedura ispettiva del ministro dell’Istruzione. Un fatto “agghiacciante”, per Giorgia Meloni di FdI, una “deriva” è la censura del capogruppo della Lega alla Camera Massimiliano Fedriga.
    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/03/10/news/trieste_all_asilo_i_bimbi_si_scambiano_i_vestiti_per_la_parita_di_genere_ma_i_genitori_insorgono-109163768/

  19. Filippo Fiani12 marzo 2015 at 15:26 #

    No, mi spiace lei non ha visto bene, il video dimostra chiaramente come è inutile forzare la natura fino a quel punto, si può educare ma non RI-educare nel senso di fare lavaggi del cervello di questa entità.
    Mi dispiace ma se non riesce a vedere l’imbarazzo e l’assoluto “niente” nei volti e nelle teorie di chi sostiene che il genere è solo cultura allora non c’è molto da dialogare.

    • Il Conte12 marzo 2015 at 15:40 #

      ma anch’io dico che il genere non è solo cultura perchè quando si parla di esseri umani nulla è solo cultura o solo biologia.
      Il documentario norvegese comunque dovrebbe rassicurarvi: nessuna “ri-educazione” funziona, quindi quello che voi chiamate “lavaggio del cervello” non sortirà effetto: le ragazze che vogliono fare l’infermiera continueranno a volerla fare e i ragazzi che vogliono fare il pompiere continueranno a voler fare il pompiere, l’importante è dare la possibilità di fare l’infermiere a quelli (pochi o tanti) che lo vogliono fare, e di fare la pompiera a quelle ragazze (poche o tante, non importa) che lo vogliono fare.

  20. franco13 marzo 2015 at 9:25 #

    appoggio in pieno la vostra iniziativa educativa ed ho una domanda da porvi:
    l’usare termini inglesi (gender transformative approach) invece che usare l’italiano(visto che poi siamo in italia) è stato fatto a bella posta come provocazione o è stata una ingenuità?
    il termine gender nell’immaginario colllettivo è spesso agganciato, per associazione, a transgender che è interpretato, ed accostato al personaggio che per la prima volta lo ha usato come arma, come bandiera, forse per una vera battaglia o forse per interesse(non ci è dato sapere) portandolo alla ribalta dei più creando adesso confusione e fraintendimenti su quello che intendete voi.
    continuate così e buon lavoro

    • motherbrave13 marzo 2015 at 15:35 #

      Ha ragione. Abbiamo importato la terminologia direttamente dalla letteratura straniera che per prima la usa. Oggi apprendiamo con sgomento che l’area semiotica di questo termine, di per sé neutrale, è ormai colonizzata da concetti nefasti 🙂
      Non siamo però sicure che il termine “genere” se la stia passando meglio…

      • franco13 marzo 2015 at 17:10 #

        senz’altro non se la sta passando meglio ma forse sarebbe passato più inosservato!

  21. Antonio14 marzo 2015 at 10:47 #

    fate passare per emancipazione ciò che è solo violenza culturale nei confronti dei più deboli, in questo caso: i bambini.

    Fatelo in casa vostra e sui vostri figli.

    • Il Conte14 marzo 2015 at 17:16 #

      ma di che violenza parla?

  22. Uomo23 aprile 2015 at 13:35 #

    Scusate se intervengo ma mi sembra che ciò che è avvenuto sia ormai molto chiaro:

    – c’è chi ha paura di perdere potere come le religioni che riconoscono la propria società solo se basata sul maschio/padre/padrone (ad oggi, quelle che si sono maggiormente contraddistinte sono quella cattolica e quella musulmana…ma si aspettano new entry…);

    – c’è chi è da sempre il braccio armato delle religioni, come i fondamentalisti ,sia cattolici che musulmani…(i TG ultimamente ne sono pieni,sia di politicanti “sciacalli” di casa nostra sia di veri e propri terroristi abili a sgozzare le altrui vite);

    – c’è chi, consapevole delle tragedie perpetrate da questa visione patriarcale, cerca di proporre “altro” con l’obiettivo di permettere alle maestre e ai maestri di acquisire metodi e strumenti utili a che il maschio/padre/padrone diventi finalmente “uomo” e non un semplice ed inutile animale da riproduzione in canottiera e svastica;

    poi…se si guarda nel dettaglio…ecco le contraddizioni e gli ossimori viventi, come chi:

    – contesta la pratica del “travestimento” ma si presenta al pubblico indossando una gonna nera piena di bottoni, si gingilla di anelli e collane, e alle volte si scopre che “ama appartarsi da solo con qualche nostro/a figlio/a…”;

    – denuncia la non scientificità di alcune proposte pedagogiche quando lo stesso basa il proprio credo su teorie come figli nati senza padre (un’eterologa ante litteram o cos’altro?), miracoli vari, meravigliosi paradisi a disposizione non pervenuti da google map, persone “scientificamente” morte ma che poi…resuscitano, presenze sorridenti di angeli de-generi ( …non ci metteremo a parlare del sesso degli angeli…?)

    – grida ” al Lupo al lupo vogliono manipolare le menti dei nostri bambini” quando sono 2000 anni che praticano questa attività (…scusate…ma non esistono scuole “paritarie” gonfie di finanziamenti pubblici e laici dove i maestri e le maestre sono tutti travestiti?…chi non è d’accordo con la scuola laica non può iscrivere i propri figlioletti in quelle scuole ?)

    Tutto ciò, scusate, per mettere un po’ i puntini sulle “i”…ogni tanto serve…

    Parlando del “gioco del rispetto” invece hanno tentato in tutte le maniere di demolirlo e sapete perchè nessuna accusa è rimasta “in piedi”?

    …perchè non l’avevano letto !!! si erano semplicemente basati su “allucinazioni pedopornografiche” di alcuni personaggi evidentemente “squilibrati”, quando poi si sono confrontati con la realtà non hanno più replicato ( ma ve lo immaginate una qualsiasi amministrazione pubblica che acquista un gioco che realmente propone “toccamenti hot” ai bambini ? Ma sapete come funziona un ente pubblico ?…

    Ma la cosa meravigliosa, di tutto ciò, è che il Medioevo è finito e se anche qualcuno lo rimpiange e cerca di riproporlo che sappia che la StragrandeMaggioranza delle persone la pensano in maniera diversa e che se vogliono ritornare alla “caccia alle streghe” possono chiudersi in un qualsiasi convento, dove nessuno li vede, e farsi tutti i giochini che vogliono, ma:

    LA SCUOLA E’ PUBBLICA !
    LO STATO E’ LAICO !
    LA NOSTRA REPUBBLICA E’ NATA DALLA LOTTA AL NAZIFASCISMO

    CHE SIA CHIARO !!!

    Firmato

    un Uomo e non un ossimoro !

  23. Uomo23 aprile 2015 at 15:12 #

    Gent.mo FiFi, so che ti hanno dato il compito di presidiare questo sito, cara sentinellina mia, e devo dire che lo fai molto bene, certo, dovresti lavorare un po’ sulla dialettica, ma…nessuno è perfetto.

    bacinibacini

    • Filippo Fiani23 aprile 2015 at 15:21 #

      Si chiamano notifiche, arrivano in automatico per email.
      Probabilmente quando nacque la tua Repubblica antinazifascista non erano state inventate.

      nonsiamocosìintimi, staineltuo

  24. Uomo23 aprile 2015 at 15:29 #

    Excusatio non petita, accusatio manifesta

    bacinibacini

    P.S.: son felice che sia la “mia” Repubblica e non la tua…

    • Filippo Fiani23 aprile 2015 at 15:33 #

      non petita? bah.
      allora non ti spiego neanche perché è la ‘tua’ e non ‘la mia’.
      rischio di essere ‘non petito’

      P.S. levo la notifica, non ti offendere se non ti rispondo più

  25. Uomo23 aprile 2015 at 15:41 #

    Bravo, “non petito”

    non spiegare nulla,

    tutti/e hanno già capito tutto.

    bacinibacini

  26. Serena12 giugno 2015 at 4:21 #

    Dopo aver fatto più di una ricerca, dopo aver letto e sentito vari commenti ed opinioni della gente… Cosa dire?
    Da Donna, Mamma e Italiana,
    Posso solo confermare l’ignoranza da parte degli italiani, e di come la maggior parte della popolazione è più devota a “seguire la massa” piuttosto che fare la “diffrenza”, sforzandosi con le proprie capacità e scambiando le proprie idee…
    Penso che questo, sia colpa appunto, di “paura di affrontare il prossimo per non essere criticati”. Questo è ciò che penso adesso a 21 anni. Mi hanno parlato male “dell’Ideologia Gender”, del “Gioco del Rispetto”! Ma sono sempre stata una persona, che prima di seguire le scelte degli altri, devo sapere cosa ne penso io realmente, senza aver paura di ogni forma di critica. Penso che tutto questo CAMBIEREBBE L’ITALIA, portando a questo povero paese, la ricchezza di cui ha bisogno… L’UGUAGLIAZA E IL RISPETTO DEL PROSSIMO!!!
    (Orgogliosa di essere Donna, Mamma e me stessa)
    Posso solo consigliare ad ogni persona, di seguire le proprie idee, e non di sottovalutarsi!
    -Serena L.M.

Trackbacks/Pingbacks

  1. FANCULO AI COLORI NEUTRI | Arianna Riot - 17 marzo 2015

    […] come spiegano le ideatrici (qui un ottimo post che precisa bene tutto). […]

Lascia un commento